Che taglia porti? Un approccio “sartoriale” alla cura del tumore al seno (ma non dal SSN)

Chi mi segue sa che qualche anno fa mi sono ammalata e che ho affrontato la mia malattia con il piglio della wonder woman, sottostimando in un primo momento sia gli impatti psicologici del tumore al seno che, soprattutto, l’invasività e gli effetti di lungo periodo della chemioterapia.

Superare la malattia mi ha reso più forte, e anche più consapevole che è importante diffondere il più possibile l’informazione sui progressi della scienza medica sulla prevenzione e sulla cura, perché possono fare la differenza.

Quello che ci dice la ricerca più recente è infatti che non esiste “il tumore al seno”, ma esistono “i tumori al seno”: è sempre più evidente che il carcinoma della mammella è una malattia eterogenea, dal punto di vista biologico-molecolare, e – ad esempio – non sempre una chemioterapia è utile alla paziente. E’ possibile allora cercare e selezionare la strategia terapeutica migliore per ogni singola paziente, personalizzarla, “tagliarla su misura” in modo da garantire la massima efficacia possibile, in particolare per le pazienti con una diagnosi di cancro al seno invasivo, in stadio iniziale e sensibile agli ormoni femminili.

Come? anche attraverso un nuovo tipo di test, che ha cominciato ad affiancare i criteri clinici tradizionali (come la grandezza e lo stadio del tumore e l’età della paziente): il test genomico.

Questo test non solo può aiutare i medici a stimare la probabilità con cui il tumore potrebbe ripresentarsi nei successivi 10 anni (informazione prognostica), ma al momento è l’unico validato scientificamente per predire anche il beneficio ottenibile dalla chemioterapia adiuvante, che spesso viene prescritta in via in precauzionale insieme alla terapia ormonale (informazione predittiva).

Qui potete leggere cosa è il test genomico, come si differenzia dal più noto test genetico e quali tipi sono oggi approvati in Italia.

Per darvi qualche dato interessante, anche di tipo economico, uno studio osservazionale condotto in Irlanda dimostra l’impatto che un’informazione personalizzata può avere sulla decisione del trattamento, e il risparmio che potrebbe derivarne per il sistema sanitario: per lo studio sono stati utilizzati i dati delle pazienti ricoverate presso tutti i centri oncologici irlandesi su cui è stato eseguito il test durante i primi 18 mesi dall’introduzione del rimborso. Delle 583 pazienti incluse nello studio con un tumore al seno in stadio iniziale, invasivo, sensibile agli estrogeni e con linfonodi negativi, 345 (il 59%) hanno visto modificata la decisione sul trattamento in seguito al test. Nello specifico, 339 pazienti sono passate dal piano terapeutico “ormonoterapia + chemiaterapia” alla sola ormonoterapia (con un risparmio stimato di circa 800mila euro), mentre per pazienti è accaduto il contrario: la chemioterapia è stata aggiunta in base all’esito del test.

E’ importante sapere che Il test genomico non è tra le prime indagini che una paziente con un tumore al seno si trova ad effettuare. Al contrario, si presenta in un momento abbastanza avanzato del percorso terapeutico.

Dopo la diagnosi iniziale di tumore, normalmente si esegue l’intervento chirurgico, nel quale viene asportato il tumore e si effettuano i controlli sull’eventuale interessamento del sistema linfatico. A questo punto, l’anatomopatologo conduce nuovi esami (istopatologici e molecolari) sulle cellule del tumore asportato per supportare la decisione dell’equipe medica sulle cure post-intervento. È in questa fase del percorso che l’oncologo potrà proporre di affiancare il test genomico, se i benefici di prescrivere la chemioterapia non sono chiari e se le caratteristiche del tumore corrispondono a quelle per cui è indicato il test genomico (vedi qui per approfondimenti).

E’ importante sapere che i test possono essere richiesti solo dai medici oncologi a seguito di colloquio orientativo con la paziente, e non direttamente dalle pazienti.

E’ importante sapere che In Italia, purtroppo, i test genomici non sono rimborsati dal Sistema Sanitario Nazionale, contrariamente a quanto avviene in Irlanda, UK, Svizzera e in alcune Regioni della Spagna.

Allora, con più di 48.000 nuovi casi di di tumore al seno registrati ogni anno in Italia, quando verrà affrontato il tema di rendere accessibile a tutte uno strumento diagnostico che, quando utilizzato, può ridurre sia il disagio di una cura invasiva sia la spesa di cura?

Questo post fa parte di un progetto di diffusione di informazioni, legate principalmente al tumore al seno, ed organizzate intorno al mio percorso personale nell’affrontare la malattia, prima, e nel cercare di comprenderne, poi, tutte le sfaccettature. Qui trovate il post di apertura. Contribuite anche voi raccontandomi nei commenti le vostre esperienze.

Prosegue qui

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