NAKED THROUGH THE AGES

Il titolo non è mio, è una delle prime testimonianze che ho trovato stamattina, quando ho cominciato la mia ricerca. Ma andiamo per gradi.

L’ultimo anno ci ha confinato in casa, amplificando, per me, due condizioni.

La prima sono stati i riti di convivenza, azioni o frasi del linguaggio degli affetti che ben descrive Michela Murgia in Chirù.

Un rito è un segnale di riconoscimento reciproco. Serve a dire: tu sei mio, io sono tuo e il modo in cui lo siamo è unico al mondo.

Il nuovo rito della domenica mattina, mio e di mio marito Andrea, è attardarsi a far colazione guardano le repliche di Art Night, su RAI 5, che surroga il piacere della gita domenicale, che spesso includeva andar per musei.

La seconda, molto meno coltivata negli ultimi anni, è quella di nutrirsi di arte contemporanea, il luogo dello spirito in cui ogni tanto mi rifugio per trovare un senso al tempo che sto vivendo. Oggi la puntata era dedicata ad uno splendido museo di arte contemporanea di Napoli, che non conoscevo, e dal nome altamente evocativo MADRE.

Sarà stato il nome del museo a creare l’associazione mentale, ma dopo qualche minuto mi sono chiesta come mai di tutte le opere e i percorsi artistici che il documentario raccontava neanche uno era di un’artista femminile. E ho approfondito cominciando a cercare in rete quanto l’arte femminile fosse rappresentata nei luoghi simbolo dell’arte contemporanea.

Il manifesto di Guerrilla Girls è stato uno dei primi a comparire, e dava una risposta con dati di fatto alla mia domanda.

Scorrendo l’articolo sul loro sito si legge “Alla richiesta di progettare un cartellone pubblicitario per il Public Art Fund di New York, abbiamo accolto con favore la possibilità di fare qualcosa che attirasse un pubblico generale. Siamo andati al Metropolitan Museum of Art per contare il numero di artiste in mostra rispetto al numero di corpi femminili nudi nelle opere d’arte. I risultati sono stati molto rivelatori. Il Public Art Fund lo ha rifiutato come un cartellone pubblicitario, sostenendo che non era “abbastanza chiaro”, quindi lo abbiamo pubblicato come annuncio sugli autobus di New York City.

Hanno ripetuto la conta negli anni, ed ecco i risultati del 1989, 2005 e 2012 (ph. credits guerrillagirls.com).

1989

1989: 5% di artiste esposte vs. 85% di nudi femminili

2005

2005 3% DI ARTISTE ESPOSTE VS. 83% DI NUDI FEMMINILI

2012

2012: 4% DI ARTISTE ESPOSTE VS. 76% DI NUDI FEMMINILI

Andando avanti a scorrere i link della mia ricerca sono emerse altre consapevolezze.

I titoli degli articoli che rappresentano l’universo dell’arte contemporanea femminile spesso definiscono LE ARTISTE attiviste

e, scorrendo i nomi e le opere, questo è giustificato dal fato che, nella loro poetica, spesso ricorre l’uso non stereotipato del corpo femminile e la denuncia del ruolo della donna (e del diverso) nella società moderna.

Senza alcuna pretesa di essere esaustiva o anche solo rappresentativa di un universo che mi appresto a conoscere meglio, eccovi i nomi che mi hanno colpito. Le loro storie e i photo credits sono a portata di click …: Regina José Galindo, Marlene Dumas, Tracey Emin, Vanessa Beecroft, Amy Sherald, Barbara Kruger, Rebecca Warren.

Forse per voi sarà scontato, ma molte delle loro voci poetiche mi rappresentano, nel sentire che ho sul ruolo della donna nella società. E, forse con ancora più sorpresa, c’è un filo rosso che lega queste voci, superando confini geografici e generazionali.

In attesa dell’8 marzo, mandatemi le vostre riflessioni e le opere che più vi hanno ispirato. Io vi lascio con qualche consiglio di lettura

Michela Murgia. Chirù – Supercoralli Einaudi

Stefania Spanò (Anarkikka). Smettetela di farci la festa – People

Giorgia Vezzoli. Period girl – Settenove

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