La sostenibile leggerezza della serendipità

A fine anno viene naturale fare un consuntivo e quest’anno per me è particolarmente significativo, poiché 3 anni fa – a dicembre del 2012 – decidevo di cambiare, dopo quasi 30 anni di attività come manager e poi executive nei settori tecnologico e bancario, e prendere del tempo per me, per disegnare una nuova strada.

Dopo tre anni, la parola che meglio definisce il mio percorso è leggerezza, e forse non è un caso che questa parola ricorra, a distanza di tempo, nei post di questo blog

Il primo post in assoluto, scritto dopo qualche mese di volontariato come soccorritore, si intitola “Anna, o la leggerezza“. I nomi sono di fantasia, le emozioni provate e descritte sono sempre nel mio cuore.

Il secondo post, scritto a distanza di due anni all’interno di un progetto didattico intrapreso con il CETIF, si intitola “Approcci organizzativi al governo dell’innovazione” e cita, fra l’altro, le Lezioni Americane del 1989 di Italo Calvino. Il grande scrittore identifica la leggerezza (intesa come frugalità e snellezza organizzativa), come valore che abilita “la capacità di osservare le sfumature delle situazioni, l’intuizione, la capacità di ascolto dei segnali deboli, il seguire le tracce, la modestia, il lasciare che il mondo, che fa da sfondo, e le nuove combinazioni ivi costituite siano frutto di un atto progettuale leggero, che non sovrapponga l’ego e gli schemi concettuali precostituiti alle nuove soluzioni da ricercare”.

Quando ne scrivevo, nei primi mesi del 2015, non ne avevo compreso appieno la portata, anzi vivevo con frustrazione il fatto che per due anni mi ero occupata di progetti di fund raising all’interno di una organizzazione non profit, senza apparentemente avere il supporto di una struttura e trovandomi a volte da sola a decidere come muovermi e cosa realizzare. Apparentemente. In realtà stavo piantando dei piccoli semi, di cui ora comincio a vedere i frutti…

adotta una famiglia

Adotta una Famiglia” è stata la mia prima iniziativa di raccolta fondi, lanciata a dicembre 2013, e destinata a supportare le necessità delle famiglie in difficoltà del territorio di Siena, segnalate dai servizi sociali del Comune. Il logo è frutto di un brainstorming con alcune figure storiche della Misericordia di Siena – che hanno individuato nella povertà estrema (e spesso anche nella nuova povertà) il terreno di lavoro sul quale donare Accoglienza, Assistenza Aiuto – le tre A che un volontario esperto di grafica e comunicazione ha stilizzato come A++ ed ha racchiuso nel cuore simbolo della della campagna. Un simbolo accattivante, che abbiamo utilizzato su diversi canali per richiamare l’attenzione dei benefattori su un fenomeno (la nuova povertà e l’esclusione sociale), di cui avevamo avvertito le avvisaglie e che purtroppo cresce di anno in anno. Il link all’inizio del paragrafo vi porta al canale di crowdfunding, sul quale ho rendicontato sia le donazioni ricevute che i fondi finora utilizzati. La campagna ha avuto un successo insperato, e nel primo anno è riuscita ad incrementare del 30% gli introiti di fondi da destinare in beneficenza. La leggerezza tuttavia sta in alcuni dettagli, che piano piano sono emersi come più rilevanti:

dopo i primi mesi di apparente disinteresse, “Adotta una Famiglia” è entrata a far parte del DNA di tutti i gruppi operativi della Misericordia di Siena, anche quelli più lontani dalle attività di beneficenza. Hanno cominciato a parlarne in tutte le occasioni pubbliche ed a diffonderne gli obiettivi, contribuendo in modo significativo al suo successo. Ultima occasione in ordine di tempo? si sono inventati l’Operazione Babbo Natale …

al progetto hanno aderito con entusiasmo i ragazzi del liceo artistico di Siena, che – dopo alcuni mesi di lavoro silenzioso e di comprensibile ansia da parte mia – ci hanno donato 33 salvadanai artistici realizzati da loro, adottati da esercenti ed istituzioni

nel corso del 2015 un ente esterno ed un privato hanno organizzato due eventi pubblici di raccolta fondi in favore di “Adotta una Famiglia”, risultato notevole che riafferma la centralità territoriale di una istituzione che negli ultimi anni si era chiusa ai contributi esterni ed ha cominciato attivamente a “fare rete”

in occasione del lancio dell’ultima iniziativa, la “spesa SOSpesa”, un cliente del supermercato al quale stavo raccontando come contribuire mi ha detto “preferisco donare direttamente per Adotta una Famiglia …”

Potrei raccontare altro e parlarvi ad esempio di “Obbiettivo Solidarietà” e di come una anziana signora, che passava nel corridoio della sede storica per recarsi all’ambulatorio – vedendomi in difficoltà perché non trovavo il modo di sistemare le foto in mostra – con leggerezza mi ha mostrato come fissarle con del filo alla griglia che avevo posizionato. O di come, con leggerezza, uno dei volontari più anziani mi ha invitato a collaborare alla realizzazione del presepe, opera di cui è notoriamente gelosissimo ed alla quale ha aggiunto un albero ed un cesto nel quale donare alimenti …

… ma sicuramente avrete già capito che il frutto per me più importante di “Adotta una Famiglia” e di questi tre anni è che mi hanno insegnato a vivere, e lavorare, con più leggerezza …

Felice 2016

 

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