Caro amico ti scrivo …

Dicembre è un mese che porta a fare bilanci, riflessioni, osservazioni su quello che è stato fatto o che ancora è da fare. Serve a capire cosa si può migliorare e quali possono essere i nuovi obiettivi da raggiungere cercando nuovi stimoli, connessioni e situazioni che permettano a noi e a chi ci sta intorno di provare a costruire, un pezzetto per volta, quel cambiamento di cui tanto si parla.

La mia lente di osservazione è e resta quella sociale che, in questi anni, mi ha portata a fare esperienze con i diagrammi partecipati, a far conoscere la mia storia di paziente oncologica, a cercare contenuti che potessero dare informazione consapevolizzando chi mi segue e chi mi legge, perché della salute non si parla mai abbastanza.

La salute non è solo un aspetto privato e singolare ma è qualcosa di collettivo e sociale e tutti dovremmo considerarla come un bene comune nel senso più ampio e profondo del termine.

Tracciare un filo rosso tra le tante cose dette, scritte e lette in questi mesi non è semplice ma in aiuto arriva il Quarto Rapporto sul secondo welfare. Leggendolo ho capito meglio alcune cose nelle quali trovo il punto di contatto tra l’anno che sta per terminare e quello che sta per iniziare. Un punto di contatto fatto di poche parole guida che definirei fondamentali: innovazione, occupazione, sperimentazione, attivismo collaborativo e partecipativo. Parole che rappresentano l’interpretazione sintetica di quello che sono il mio percorso e il mio impegno quotidiano nel mondo del welfare.

Un welfare che immagino sempre più connesso e integrato alla vita delle persone e delle aziende che possa essere traino per un paese che ha bisogno di sapere su cosa puntare e su cosa lavorare, un welfare che vorrei fosse visto in maniera  più positiva e propositiva perché quello che definiamo sociale in modo generico è un mondo ricco opportunità che possono essere sviluppate insieme.

Mi piace pensare che l’innovazione possa dare un contributo forte: in parte lo sta facendo se pensiamo alla ricerca scientifica e ai tanti traguardi che sono stati raggiunti in questi anni ma si può e si deve fare di più.

Perché nel 2020 vorrei si puntasse di più sul welfare?

Le risposte, appunto, le ho trovate nel quarto rapporto del secondo welfare e qui cerco di farne una sintesi per punti:

  • offre un percorso innovativo e mette a disposizione risorse aggiuntive e complementari rispetto a quelle pubbliche per accelerare la risposta a nuove sfide (quale quella dell’equità nella salute, ndr)

Questo aspetto va analizzato nell’ottica del cambiamento sociale in atto di cui le persone sono protagoniste. Persone che vivono le criticità di un meccanismo che non ha saputo rafforzare il sistema di welfare e ora cercano di trovare e dare soluzioni. C’è ancora molto da fare ma un paese civile deve provare a rispondere alle diverse esigenze legate alle nuove forme di povertà che rendono deboli un numero sempre maggiore di individui. Non si può far finta di nulla e non si può continuare a fare proposte che non abbiano poi un riscontro concreto. Il secondo welfare se ben analizzato e gestito ha tutte le potenzialità per diventare un’ottima risorsa.

  • le attività messe in campo si caratterizzano per l’obiettivo e la capacità di generare (in modo collaborativo e partecipativo, ndr) innovazione sociale sperimentando risposte innovative all’altezza dei nuovi bisogni

A livello territoriale il welfare è davvero un punto di riferimento importante perché è in grado di rispondere in modo concreto ai bisogni che emergono. Importante sarebbe creare una rete di buone pratiche virtuose perché se le modalità di operare a livello locale diventassero un modello nazionale forse per certi aspetti si avrebbe una situazione diversa. Serve sempre pensare al secondo welfare come generatore di opportunità.

  • si avvale di un mix di strumenti che sfrutti da un lato le potenzialità delle nuove tecnologie e della digitalizzazione senza rinunciare alle più tradizionali forme di interazione offline che favoriscono relazioni e scambi sociali

So quanto la tecnologia possa aiutare e quanto la digitalizzazione possa fare la differenza. Un paese all’avanguardia deve fare in modo che gli strumenti oggi disponibili possano migliorare quanto più possibile la vita delle persone. Ma so anche quanto la relazione umana sia unica e irripetibile. Non verrà mai meno dovremmo, forse, solo continuare a ricordarne il valore.

  • lo sviluppo di condizioni di reale benessere, autonomia ed equità passano sempre più spesso da dimensioni legate alla cultura nel senso più ampio del termine. Un migliore accesso a informazione e sapere, il superamento del divario digitale, il contrasto dell’analfabetismo funzionale, la diffusione di opportunità culturali, l’aggiornamento delle conoscenze…

Più conoscenza, più consapevolezza, più possibilità di scegliere, comprendere e decidere. La cultura e l’informazione sono l’unico strumento davvero utile che tutti noi abbiamo e di cui possiamo disporre per migliorare noi stessi e chi ci sta intorno. In un mondo sempre più veloce questo è il più grande impegno che dobbiamo cercare di portare avanti. Io nel mio piccolo lo faccio ogni giorno attraverso KnowAndBe.live e la divulgazione di contenuti scientifici.

Ecco in questi punti e con questo approfondimento cerco non solo di concludere un anno pieno di soddisfazioni e traguardi raggiunti ma, soprattutto, di andare incontro a un 2020 che ha già obiettivi definiti da raggiungere e nuove sfide da affrontare.

Qui ho cercato di trovare un filo rosso che potesse aiutarmi e aiutarvi a fare un piccolo bilancio.

 

Per chi volesse approfondire, il Quarto Rapporto sul secondo welfare è ancora più articolato e complesso e vi invito a consultarlo.

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