Non è mica per scaramanzia …

Se ottobre è, da anni, il mese dedicato alla prevenzione femminile con particolare riferimento al tumore del seno novembre è, invece, il mese dedicato alla salute maschile di cui si parla certamente meno a livello di campagne di sensibilizzazione e comunicazione. Ad esempio, sebbene sia il tumore più frequente tra gli uomini giovani (l’1% di tutte le diagnosi di neoplasia, che sale al 12% nella fascia di popolazione sotto i 50 anni), di tumore al testicolo si parla troppo poco. Eccesso di pudore? O effetto collaterale negativo dell’ottimo tasso di sopravvivenza dopo la diagnosi (91% a cinque anni)? Qualunque sia la ragione, i giovani non ne sanno abbastanza e non si controllano quanto dovrebbero. Eppure l’autopalpazione è il metodo più rapido, facile ed economico per individuare un cambiamento nei testicoli.

Questo mi porta a dire, ancora una volta, che rispetto alla salute esistono pregiudizi culturali che non dovrebbero essere parte di una società moderna e civile.  La salute, infatti, attiene alle persone al di là del genere di appartenenza.

Tra le iniziative attivate per il mese di novembre ricordo MoveMen, la campagna lanciata da LILT che ha lo scopo di sensibilizzare le persone sui tumori maschili invitando alla cura della salute dell’uomo con attività di prevenzione e diagnosi precoce.

testicolo 1.pngE poi il movimento internazionale Movember che invita, attraverso una sfida benefica, a far crescere oppure indossare un paio di baffi, un simbolo riconoscibile che possa rendere virale questo tema. Credo sia importante diffondere, far conoscere e informare in merito a questi argomenti per quanto possiamo e ognuno con i mezzi che ha a disposizione.

Pensando a quanto poco si parla di salute maschile ricordo che anche di alcuni tipi di cancro si parla meno di altri con il rischio di aumentare il numero di persone che non si prendono cura di loro stesse con regolarità.

Se prevenire è fondamentale informare lo è altrettanto e la conferma arriva leggendo i dati degli screening colorettali negli anni compresi tra il 2009 e il 2017. Dati che dimostrano quanto l’attività di chiamata allo screening sia attiva e in aumento tanto che, nel 2017, sono state coinvolte circa 6 milioni 250 mila persone (300 mila in più rispetto al 2016). Di queste però solo il 40% hanno aderito positivamente all’invito nei tempi consigliati e, se leggiamo il dato in modo territoriale, ci si rende conto della ulteriore disparità tra Nord (52%), Centro (35%) e Sud (24%).

copertura-screening-coloInoltre un quarto delle persone risultate positive al test per la ricerca del sangue occulto nelle feci non ha, poi, proseguito con accertamenti più approfonditi, necessari per capire se è un sintomo del tumore.

Cosa significa questo? Significa, come già altre volte ho detto, che è essenziale sviluppare strategie efficaci di comunicazione anche del rischio che si corre non facendo esami con l’obiettivo di garantire livelli elevati di adesione sia allo screening che all’approfondimento.

Insomma serve comunicare sempre, con costanza e meglio per far capire che un esame in più può salvare la vita. Serve andare oltre il timore, la paura, la scarsità di strutture, la fatica in alcuni casi di avere un appuntamento. Serve mettere la propria persona al centro. Serve leggere i dati con attenzione e in profondità perché spesso ci si ferma a un primo livello ma non è detto che questo sia sufficiente. Gli screening, ad esempio, rappresentano questo primo livello ma serve, se necessario, approfondire e farlo con consapevolezza.

 

Questo post è nato pensando al mese della prevenzione maschile ma ricordo che il discorso è generale, ampio e si rivolge a tutti.

La lettura al link di riferimento, invece, ha permesso di ricordare come tutte le patologia possano essere prevenute, di alcune si parla meno ma tutti possiamo e dobbiamo informarci:

https://www.osservatorionazionalescreening.it/content/lo-screening-colorettale

photo credit: pixabay

 

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